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Itinerari e Percorsi nella Valle del Lambro
Tra mare e monti, un tuffo nella natura alla scoperta di sapori e tradizioni.
Andar per paesi... San Mauro La Bruca e San Nazario, piccoli paesi ma con una storia millenaria. Da vedere: i mulini, la Cripta di S.Sofia (V sec. d.C.), Cappella S.Croce (sec. XI), i boschi. Palinuro, suggestioni, miti e buona tavola. Da vedere: le grotte marine, l’Antiquarium, Capo Palinuro, l’Arco Naturale e naturalmente le spiagge, non dimenticare di fare una passeggiata sul lungomare delle Saline. San Severino di Centola, antico borgo medievale abbandonato, una fotografia sul passato. Marina di Camerota, sorge dal mare; offre occasioni di svago e buona tavola. Da vedere: le Grotte Preistoriche, visita in barca alla meravigliosa costa marina sede di riserva marina. Camerota, paese dell’artigianato. Da vedere: il castello, le vie del borgo, le chiese, le botteghe artigiane del legno e della creta. Roccagloriosa, il paese della pietra grigia. Da vedere: le vie e i portali, la Rocca, le chiese, l’Antiquarium, l’area archeologica degli insediamenti Lucani (IV sec a.C.) con le tombe monumentali. Bosco, grazioso borgo rurale, buona la ristorazione. Da vedere: casa e pinacoteca di Josè Ortega. Scario, delizioso borgo marinaro con porto turistico. San Giovanni a Piro, suggestivi scorci sul golfo di Policastro. Da vedere: Santuario di Pietrasanta, antichi frantoi, sacre cappelle del 1500. Policastro Bussentino, storie millenarie. Da vedere: le mura bizantine, la cattedrale medievale (VI-XI sec). Vallo della Lucania, la città del Cilento. Da vedere: il Museo Diocesano, la Badia di Pattano (IX sec), la Cappella di San Filadelfo (VIII sec). Cuccaro Vetere, caratteristico per i vicoli e famoso per il Palio del Ciuccio. Velia, anticamente Elea, patria dei filosofi Parmenide e Zenone. Da vedere assolutamente gli scavi (VI-II sec d.C.). Novi Velia, antichità, natura e buona tavola. Da vedere: la Torre longobarda, il convento dei Celestini, le chiese. Andar per sentieri... Monte Bulgheria (m 1225) Il Monte Bulgheria è un massiccio calcareo le cui estreme propaggini si tuffano nell’azzurro del Tirreno con lo sperone di Capo Palinuro. Su questa montagna trovarono rifugio i Bulgari in seguito alle incursioni gotiche, da quegli antichi eventi è derivato il suo nome. Il monte è attraversato da sentieri trekking che ricalcano gli antichi tratturi della transumanza, di grande interesse le strutture pastorali: le masserie, i ricoveri per le pecore (jazzi), le opere di drenaggio per l’utilizzo dell’acqua piovana ed estesi reticoli di muri a secco. Dalle creste sommitali panorami mozzafiato spaziano sulla valle del Mingardo e sul Golfo di Policastro. Monte Cervati (m 1898) Non fatevi impressionare dalla sua mole, sia pure ammantata di nevi per buona parte dell’anno e di altezza notevole il Cervati possiede delle pendici molto amabili, facili da scalare. Tant’è che nella sua zona più interna l’uomo ha edificato il piccolo Santuario della Madonna della Neve e un Rifugio della Forestale. La piacevole scalata offre paesaggi di straordinaria bellezza: estese faggete, sorgenti d’acqua, spettacolari fenomeni carsici, preziosi endemismi botanici e pregevoli quanto riservate presenze faunistiche. Qui predomina il lupo, l’aquila reale e il picchio nero ma anche il ginepro nano, il garofano delle rupi, la genziana maggiore e la primula orecchia d’orso. Un ambiente che esige rispetto e ispira ammirazione. Monte Gelbison o M. Sacro (m 1707) Sulla piatta cima del monte sorge il Santuario Mariano fondato dai Monaci Basiliani nel X sec. Ma il monte era già sacro prima, infatti in arabo Monte Gelbison significa Montagna dell'Idolo. Chi sceglie il trekking avverte tutta la sacralità del luogo lungo i sentieri, quasi sempre selciati, che i devoti tracciarono per scalare la vetta. Il percorso si snoda tra boschi di faggi e sorgenti di acque freschissime, finchè, a poche centinaia di metri dalla vetta lì dove si abbandonano le auto per proseguire necessariamente a piedi, si ergono due grosse cumuli di pietre sormontate da una croce, sono i cosiddetti "Monti di Pietà" che ci ricordano la religiosità di antiche genti. La grande piazza del santuario spazia su di un panorama a 360°, emozionante e mistico. Morigerati e la grotta del Bussento Lo spettacolo è offerto dalle acque del fiume Bussento che, dopo essere stato inghiottito 6 km più a nord in prossimità di Caselle in Pittari, riemerge da una spettacolare forra. Le anse sassose sono sovrastate da ciuffi pendenti, mai visti, di muschi secolari. Un’antica strada selciata conduce alle acque freschissime del fiume e si ferma in prossimità di una abbondante sorgente di acqua purissima che sgorga dalla roccia e si riversa sulle pale di un mulino tuttora funzionante. La risalita al paese è ripagata da un piatto di fusilli fantastici. Le gole del fiume Calore Tra i paesi di Felitto e Magliano Nuovo il fiume Calore scorre tumultuoso tra spettacolari pareti rocciose e in milioni di anni vi ha scolpito le "marmitte dei giganti", i "campi carreggiati", le "conche laterali". Le rive, laddove l'accecante calcare lo permette, sono ricoperte di una lussureggiante vegetazione che durante l'anno si tinge di una molteplicità di colori. Regina incontrastata delle sue limpide acque è la lontra. Nel corso delle epoche passate le genti locali hanno lasciato tracce indelebili della loro civiltà: due stupendi ponti medievali a schiena d'asino.
L’affondatore di Vallivona L’immagine che viene in mente al visitatore è l’inferno dantesco, orrido e incantevole al tempo stesso, dove la vera protagonista è l’acqua. Nel suo scorrere incessante da milioni di anni le acque del fiume Bussento erosero il calcare del M. Cervati (si è a quota 1100) modellando un profondo inghiottitoio alto fino a 60 metri le cui pareti interne sono addobbate di vegetazione igrofila: una nicchia botanica impreziosita da una piccola cascata e da un laghetto alimentato dall’acqua piovana. Per accedere all’orrido è necessario attraversare una galleria di circa 400 metri. Da Marina di Camerota a Baia degli Infreschi Fatta a piedi è un continuo saliscendi tra collinette di terra rossa, improvvise calette (Cala Fortuna, Cala Bianca, Pozzallo, le Piscine), piccoli promontori, aspre sommità di calcare eroso dalla salsedine, ruderi di torri costiere, magazzeni di pescatori di cui si è perso ogni ricordo. Improvvisamente si spalanca agli occhi increduli la dolcissima Baia degli Infreschi, un tuffo nelle acque cristalline e ci si rende conto immediatamente della derivazione del nome: risorgenze di acque dolci e freschissime fanno da corona alla baia. Il ritorno è preferibile farlo in barca. E dalla barca si scopre tutto ciò che dall’alto del sentiero non abbiamo potuto osservare: spiaggette ghiaiose, faraglioni, vertiginose falesie, grotte e anfratti spesso abitati dall’uomo dal Musteriano fino all’età dei Metalli. L’attracco nel porto e via in uno dei bar a sorbire un delizioso gelato artigianale.
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